I RACCONTI DI ELENA (lastanzadielena@agipapress.com)
LA CENA DELLE STREGHE
Quella sera Marco era davvero accigliato. Non un sorriso. Lo sguardo era teso. Non un abbraccio. Anna invece era raggiante. Erano le sue ultime ore di libertà. Domenica sarebbero tornati. Quel venerdì era carico di aspettative. Anna si infilò un bell’abitino di cotone svolazzante che metteva in risalto la sua scollatura. Faceva caldo. Preparò qualcosa per la notte: uno spazzolino, una canotta bianca, che forse non avrebbe nemmeno usato. Infilò tutto nella sua ampia borsa. Sapeva che l’avrebbe trascorsa da lui. Così doveva essere. Marco le fece uno squillo. Lei uscì di casa. Aveva chiuso tutte le finestre. Era felice. Era la sua serata. Voleva stare con Marco. Lui l’attendeva in macchina. Anna aveva comprato un piccolo dono floreale per lui. Una pianta che produce dei simpatici peperoncini colorati. Marco è un uomo campestre. Ha il “pollice verde”. Il balcone di casa è pieno di piante e piantine. E poi Anna conserva tutte le sue mail con allegate immagini di fiori. Però Marco è un poco nervoso quella sera. Anna se ne accorge. Passano prima da casa sua. Marco non parla molto ma Anna non se ne rattrista. Lo punzecchia. Così Marco inizia a parlare. E’ scontroso. E’ innervosito. Ha appena riportato le sue bimbe dalla madre. Ci sono stati dei malintesi. Forse quei soliti malintesi irrisolti tra di loro. E poi c’è lo sciroppo. Marco si irrita ancora di più. Sua figlia maggiore l’ha dimenticato. Ecco, adesso deve correre ancora lui. Anna capisce. Lo asseconda. Minimizza. Così lo convince: “Dai, riportiamolo! Non importa!”. Marco è indeciso. Lo sa Anna, forse è una questione di principio. Si convince. Ritornano indietro. Consegnano la medicina. Anna teme quasi di essere stata vista. Non importa, però. In effetti non le importa. Partono finalmente. E’ un po’ tardi. Pazienza! Destinazione lago. O meglio, nessuna destinazione. Anna capisce che Marco non è sereno. Così gli chiede: “Cosa devo fare? Io non ti conosco molto! Quando sei così cosa preferisci?” Marco vuole sfogarsi. Lei è disponibile. Lo ascolta. Marco si apre e le racconta. Anna ascolta. Interviene solo se è necessario. E’ la scatola dei suoi ricordi dolorosi. Anna la rispetta. Le fa quasi piacere che abbia deciso di aprirla con lei. Del resto Marco è quello che è ora, proprio perché ha riempito quella maledetta scatola. Ha fatto un percorso. Ha sofferto. Anna non ha paura di ascoltare. La vita è sempre come meno te la aspetti. Forse è proprio questo il bello. Marco le fa leggere dei messaggi della sua ex. Sono pesanti. Sono forti. Anna ne rimane impressionata. Pensa a come l’amore abbia a volte molteplici facce. Pensa alla sua vita. Pensa a quella di Marco. A quella donna che era sua moglie ed ora non lo è più. Pensa a suo marito. Anna pensa. Eppure non si sente smarrita. E’ lucida. Trova tutto così naturale. La macchina che corre sulla strada. Marco che parla animatamente. Il cielo che a poco, a poco si ingrigisce e sembra promettere pioggia. Anna sente che non vorrebbe essere altrove. Si sente comoda, a posto su quel sedile, accanto a Marco. Sì, perchè no? In fondo è tutto così semplice. A volte è sufficiente stare nelle vicinanze per comprendere di sentirsi bene, sereni, al proprio posto. Le parole volano concitate. Marco sembra non voler smettere. Deve raccontare. Deve svuotare un po’ di quella scatola per ritrovare l’equilibrio. Anna si sente come inghiottita in un vortice. D’un tratto il fiume cessa di scorrere. Ritorna la calma. Marco si accorge di Anna. Sì, finalmente si accorge di lei. Lì, seduta al suo fianco. Le fa una carezza. “Hai un bel cuoricino..” le dice. “Tu invece hai molto da dare. Come padre, come uomo. Non perdere questa possibilità!” risponde lei. Si guardano. Sorridono. Si tengono per mano. Ora la serata può avere inizio. Marco fa una deviazione con l’auto. Basta lungo lago: “Tentiamo di qua!” La strada è tortuosa. I paesi piccini. “Io mi fido di te, lo sai?” aggiunge Anna. Il cielo nel frattempo si fa sempre più scuro. Inizia a gocciolare. Marco lo sapeva che avrebbe piovuto. Anna invece no. Avevano fame. “Troviamo un posto per mangiare, Marco…” “Andiamo di qua, proviamo!” rispose lui. C’era un cartello interessante, che indicava un agriturismo. Lo seguirono. Chiesero informazioni. Era più avanti, dopo la chiesetta ed il cimitero. Parcheggiarono. La pioggia iniziava a scendere sempre più fitta. Corsero sotto l’ombrello. Stretti l’uno all’altra. Anna aveva dei bei sandali bianchi. Si stava davvero bagnando. Entrarono. Non c’era molto posto. Il temporale rumoreggiò con tutta la sua forza, proprio in quel momento. Ma Anna e Marco, ora erano al sicuro. Misero per loro un piccolo tavolo in un angolo della sala. Le pareti avevano dipinto un groviglio floreale. C’era anche un pianoforte accanto a loro. Il locale era pieno di persone. L’atmosfera era frizzante. Anna guardava Marco sorridendo. Era soddisfatta. Era tutto perfetto. Erano entrambe luminosi, belli. Forse emanavano una luce che li rendeva migliori nello stesso tempo. Gli occhi verdi di Marco parevano a tratti imbarazzati. A volte si abbassavano, a volte scrutavano l’intorno. Ogni tanto con le dita si stirava la piccola mosca cresciuta sul mento. Inconfondibile. Anna giocherellava con le sue lunghe ciocche di capelli castane, sistemandosi ora un orecchino, ora la scollatura dell’abito marrone che indossava. Si sentivano protetti. Scherzavano. Anna si tolse la fede dal dito e la mise nel portafogli. “Chi siamo Marco?” chiese. Marco non rispose. Era giusto così. Era il fluire delle cose. Non c’era una definizione per loro. Erano due anime ardenti. Erano due cuori in cerca di una strada. Nessuna promessa. Nessun progetto. Erano un divenire da scoprire. Erano smarriti nelle loro intenzioni ma sicuri di non voler rinunciare l’uno all’altra, per nulla al mondo. “Promettimi di esser sincero..” gli disse Anna. “Non avere paura di farmi felice o di ferirmi. Sii vero. Promettimelo!” Marco annuì. Mangiarono di gusto. Bevvero del buon vino. Fuori la pioggia scendeva copiosa. “E’ una delle più belle cene della mia vita!” disse Anna. E, lo era davvero. Forse era una follia. Non le importava. Anna era lì. Certa di essere nel posto giusto. Senza paura, senza pentimento. Marco la guardava. Si rifletteva nel suo sorriso, dolce, spontaneo e vero. Erano nella “Conca delle streghe”. Questo, il nome del locale. E c’era magia davvero quella sera, lì su di loro. Tutto intorno a loro. Era un’alchimia di intenti, sospiri, emozioni, parole. La cameriera gentile dal sorriso pulito li trattava come due veri principi. Le portate si susseguivano. I sapori li inebriavano e li saziavano. Ma di cosa avevano davvero necessità Marco e Anna? Di cosa davvero avevano fame? Erano lì, come fuggiti dalla realtà, eppure immersi allo stesso tempo nel loro mondo. Si sfioravano con lo sguardo. Emanavano forza. I commensali di sfuggita lanciavano delle occhiate incuriosite. Loro sorridevano divertiti. Forse pensavano: “Chissà se hanno capito quello che stiamo combinando?” Marco e Anna sono due amanti? Forse. Nemmeno loro osano definirsi come tali. Sono due cuori in subbuglio. Sono due corpi che si attraggono. Sono due passioni in fase ardente. Sono uno spettacolo per la vita. “Non so quale sarà la nostra dimensione, Marco.. Voglio che proviamo a trovarla. Non so quale sarà l’evoluzione di questa storia, ma credimi, ora e qui in questo momento è irrinunciabile! Fuori la pioggia si placa. La cena volge al termine. Marco e Anna sono stupiti per ciò che hanno vissuto. Sono caldi in volto. I loro lineamenti sono rilassati. Si alzano ed escono. La tempesta è passata. Il cielo è ora una trapunta di stelle. Si prendono per mano. Tornano sui loro passi. Osservano tutto intorno il paesaggio bagnato: la chiesetta illuminata, il cimitero con le lucine fioche. Sì, in effetti nel cielo mancherebbe solo lo svolazzare di qualche strega su un manico di scopa. Un gatto li osserva dalla finestra di una casa abbandonata. Sembra quasi conoscere il loro segreto. Si abbracciano forte. Si baciano con desiderio. I loro corpi sembrano fatti per stare l’uno nell’altra. Marco e Anna son lì in un attimo di eterno, in un’istantanea della loro storia. Senza paura di scoprirsi e senza paura di sbagliare. Pieni del fascino dell’ignoto che li circonda e con la voglia di varcarlo, mano nella mano.
Testo interamente concepito e realizzato da Elena Tartarelli. © Copyright /www.agipapress.it. Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata la riproduzione senza permesso scritto da parte di AgipaPress
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